
Federico Fazzuoli scrive sulla cooperazione
Federico Fazzuoli, storico volto televisivo di Linea Verde ed estimatore di Caviro non perde occasione per elogiare la cooperazione. Per questo motivo ha voluto esprimere sulle pagine del sito il proprio apprezzamento sul lavoro svolto. Dai tempi in cui Raiffeisen in Austria creò le casse rurali è trascorso moltissimo tempo e dopo periodi di tranquillità lavorativa ed economica la globalizzazione ha reso nuovamente il mercato selvaggio riaprendo un vaso di pandora che ha riportato una crisi preoccupante.
Fortunatamente organismi internazionali come la FAO e l’IFAD, due emanazioni dell’ONU, da sempre cercano di tutelare il mondo povero curando migliaia di piccoli progetti che riguardano singole persone - in special modo le donne - disseminate in tanti piccoli e sperduti villaggi. Il sistema prevede un prestito di 100, 200, 500, anche 1000 dollari per comprare un pò di polli e costruire un pollaio, una capra per il latte, un telaio, i semi per cominciare un orto. Una volta cominciato a guadagnare, il denaro restituito verrà reinvestito in altri prestiti. E’ lo spirito di Raffaisen, quello della cooperazione che si espande.
Nei momenti in cui l’economia è florida, la cooperazione può apparire come qualcosa del passato, di cui non abbiamo più bisogno, ma basta poco per ricordarci o farci capire che invece deve essere una forza costante, una delle autostrade su cui viaggia la nostra sicurezza di comunità e la nostra idea di giustizia. Vendite, acquisizioni finanziarie, joint ventures, fusioni vanno bene, ma quando arriva il primo problema, chi può si dilegua, i capitali vanno all’estero, la produzione viene delocalizzata, lavoratori e macchine vengono lasciate al loro destino. Spesso assistiamo a processi e anche a condanne ma chi ha perso il lavoro non si consola. E’ meglio la prevenzione della cura o della punizione. Ecco perché oggi la cooperazione deve ritrovare tutta la sua motivazione, il suo orgoglio, la sua missione, senza complessi e senza tentennamenti.
E’ l’unica vera struttura in grado di confrontarsi con il mercato e la globalizzazione perché è immune dalla tentazione del massimo profitto e perciò più duttile e capace di prevenire o di affrontare le crisi più dure. E oggi, con l’Italia in piena crisi, è il momento di attaccare e non di difendersi. E’ il momento di conquistare nuovi soci e di fare alleanze internazionali. I produttori tutti, ma soprattutto quelli agricoli che non possono delocalizzare il loro lavoro, devono prendersi questo incarico: far diventare la cooperazione il settore propulsivo del Paese. E se si guarda con occhio imparziale ad alcune esperienze appare evidente che questo è possibile.